Come L’Intelligenza Emotiva Salverà il Mondo

L’Intelligenza Emotiva è un concetto che è diventato largamente diffuso grazie all’omonima opera letteraria di Daniel Goleman del 1996.

Goleman non fu di certo il primo a riconoscere l’importanza di questo tipo di intelligenza, ma è a lui che va attribuito il merito della sua propagazione nella cultura di massa. Egli la definì come “l’insieme delle capacità di autocontrollo,  di entusiasmo,di perseveranza, e di auto motivazione; essere emotivamente intelligenti significa saper gestire senza difficoltà le relazioni con gli altri.”

Il modello di Goleman è incentrato sostanzialmente su 5 aspetti fondamentali:

  • La consapevolezza di sé ( Essere in grado di dare un nome alle emozioni che vengono vissute riuscendo altresì ad identificare quali sono le reali cause che le hanno innescate)
  • La padronanza di sé ( Riuscire ad esprimere e a vivere le emozioni in maniera appropriata in relazione ai differenti contesti della vita, senza attuare meccanismi di repressione)
  • La motivazione ( Essere in grado di conoscere quali sono le proprie leve motivazionali e di utilizzarle per gestire le difficoltà e momenti di frustrazione)
  • L’Empatia ( E’il cuore di questa trattazione)
  • Abilità Sociali ( Riuscire a mettere in gioco abilità e competenze in grado di rendere le relazioni armoniche e soddisfacenti)

Questo articolo ha l’obiettivo ambizioso di dimostrare come l’intelligenza emotiva possa davvero cambiare le sorti del nostro pianeta. Le argomentazioni saranno sviluppate per punti affinché al lettore rimanga un ampio quadro di insieme. In questo articolo verrà posta l’attenzione, in particolare, su un pilastro specifico dell’Intelligenza Emotiva che è rappresentato dall’Empatia . E a riguardo, partiamo subito affermando un punto davvero cruciale:

La crisi che il nostro pianeta sta affrontando negli ultimi anni è in primo luogo una crisi di empatia.

Ma che cos’è l’empatia?

Potremo definirla come la capacità intrinseca dell’uomo di comprendere il vissuto emotivo di un’altra persona.

Disponiamo di questa abilità grazie alla presenza nel nostro cervello di una specifica classe di neuroni, definiti  Neuroni Specchio, identificati nel corso di una ricerca scientifica condotta dall’Università di Parma tra gli anni 80 e 90.

E come funzionano?

Essi ci consentono, attraverso un’imitazione motoria involontaria (prevalentemente dei muscoli facciali), di riprodurre al nostro interno lo stato d’animo che sta vivendo la persona che si trova di fronte a noi.

Tuttavia questo processo può avvenire se e solo se siamo in contatto con le nostre emozioni. Aspetto che approfondiremo più avanti e che rappresenta il nucleo centrale di questa trattazione.

Tornando alla premessa iniziale, avevamo affermato che la crisi, in primo luogo, è una crisi di empatia, ancor prima di esserlo da un punto di vista meramente economico.

Questa considerazione nasce a partire da un’evidenza empirica che tutti possiamo osservare nella nostra quotidianità.

Prima di tutto vale la pena sottolineare che la ricchezza mondiale è concentrata nelle mani di pochi individui.  A riguardo, l’ Oxfam (confederazione internazionale specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo) ha calcolato che nel 2015 appena 62 persone possedevano la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, ossia la metà più povera della popolazione mondiale. Solo nel 2010 erano 388.

 

 

Fonte:  210 OXFAM BRIEFING PAPER 18 GENNAIO 2016 – l’Economia dell’1%

 

E’ evidente che questa diseguaglianza abbia dei costi sociali rilevanti.

Uno dei limiti più grossi che la povertà porta con sé è che le persone,non avendo a disposizione dei mezzi adeguati, non trovano il modo di esprimere la propria unicità ed il proprio potenziale.

 

L’essere umano è scisso interiormente tra una spinta conservatrice, che gli fa prestare attenzione “alle cose” per la propria sopravvivenza, ed una spinta evolutiva, che lo porta a navigare mari con orizzonti ignoti. Esiste quindi un forte conflitto che necessità di essere risolto e armonizzato.

 

Quando la paura di non farcela, per la mancanza di mezzi di sussistenza, è molto forte, la spinta evolutiva viene sopraffatta, dal momento che non rimane alcuna energia disponibile pronta per essere utilizzata per la propria crescita personale

.

In questa direzione molta dell’Energia psichica viene sprecata per gestire continue preoccupazioni di fondo che costituiscono un rumore fastidioso che impedisce alle persone di concentrarsi su di sé e sulle opportunità che potrebbero essere colte dall’esterno.

 

Il destino di ogni uomo, così come dichiara la storia, cambia quando l’attenzione viene portata dal di fuori al di dentro.

Quando ci si guarda dentro  è possibile osservare dinamiche che limitano la nostra vita, e questa osservazione implica un distacco, o per meglio dire una disidentificazione.

 

Quest’ultima rappresenta il primo passo per liberarsi di qualsiasi fardello che appesantisce il nostro cammino.

 

Già, perché anche se sembrerebbe illogico, le persone tendono ad aggrapparsi alla propria sofferenza per evitare di provarne ulteriormente di nuova in qualche momento successivo della vita.

Ciò si manifesta tutte quelle volte che adottiamo degli schemi comportamentali e cognitivi rigidi che ci mantengono in una zona sicura e protetta, in cui gli aspetti importanti sono il compiacimento degli altri ed il non rischio di alcune scelte (sono vere e proprie maschere di cui ci dotiamo, la cui funzione è quella di tenerci lontano da situazioni pericolose).

 

Risulterà utile, tuttavia, fare un esempio pratico di quanto appena illustrato a livello teorico.

 

Supponiamo di essere stati dei bambini che sono cresciuti in ambienti in cui veniva dato affetto e attenzioni solo nel momento in cui ci si occupava di un componente familiare adulto (in termini di soddisfacimento delle sue necessità.)

 

Cosa accade nel cervello del bambino? Accade che nasce una potente neuro associazione che afferma: “ per sopravvivere in questo specifico ambiente devo essere in grado di soddisfare i bisogni e le aspettative degli altri. Diversamente rischio la vita

 

Soddisfare le aspettative degli altri, la maggior parte delle volte, significa contrarre una parte di sé, e quindi reprimere molto spesso anche le proprie emozioni.

 

Sin da piccoli ci insegnano che dobbiamo imparare ad ubbidire a chi è più grande di noi, e talvolta questa ubbidienza significa impedire alla propria collera di esprimersi liberamente.

La carica emotiva che l’emozione porta con sé, non potendosi scaricare, implode all’interno alimentando dinamiche di sensi di colpa e di auto giudizio (sono un bambino/a cattiva, sono solo un peso, come ho potuto pensare male di loro, etc.).

Ciò che viene intaccato, nel lungo periodo, è la valutazione circa il proprio valore personale (e quindi l’autostima).

 

Si creano così profonde ferite dolorose  che non possono essere ricucite dal bambino stesso dal momento che gli mancano degli strumenti cognitivi adeguati per una loro elaborazione.

 

Tuttavia la natura è dalla nostra parte e ci permette di allontanarci all’occorrenza (e cioè quando non siamo in grado di gestire una situazione in quanto troppo dolorosa) dalla nostra sofferenza, attraverso una sorta di anestesia emotiva.

 

Tale meccanismo viene definito: dinamica dissociativa.

 

La dissociazione si verifica tutte quelle volte che riusciamo ad anestetizzarci, estraniandoci da noi stessi e dal nostro sentire.

 

Dal momento che le emozioni le avvertiamo nel momento in cui si presentano, e quindi per definizione nel momento presente, dissociarsi da esse significa alterare anche il contatto con la realtà.

 

Una realtà che certamente si è mostrata difficile da sopportare e che necessità di una dinamica compensativa per essere alleggerita.

 

Essa si esplica grazie ad uno strumento molto potente di cui la natura ci ha dotati: le fantasie.

 

Con le fantasie possiamo costruire la nostra personale realtà ed ovviamente, per una caratteristica intrinseca del mondo della fantasia, possono non esservi limiti.

 

Se siamo cresciuti in un ambiente in cui non è stato protetto il nostro valore personale, ed anzi è stato talvolta pesantemente intaccato, quello che cercheremo di fare, nel corso del tempo, sarà di colmare questo baratro emotivo.

 

Non essendo colmabile dall’interno avremo bisogno di riconoscimento (nutrimento) dall’esterno. E ciò che riconosce importante la nostra società  è il potere e quindi l’appartenenza ad una certa classe sociale.

 

L’idea, più o meno, è questa:

“Ciò che non ho ricevuto da piccolo mi verrà dato quando sarò diventato qualcuno di importante” (Fantasia compensatoria)

 

Tuttavia ciò che non deriva da dentro possiede una caratteristica ben precisa: riesce a colmare un vuoto emotivo solo nel breve periodo.

Esaurito l’effetto temporaneo, si avvertirà nuovamente un senso di mancanza.

 

Così se avremo potere ne vorremo ancora di più.

Stesso dicasi per il denaro: quando verrà raggiunta una certa soglia di reddito questa non sarà più sufficiente e dovrà essere alzata l’asticella.

 

Non è forse ciò che sta accadendo oggi e che si vede benissimo dai dati che parlano della distribuzione della ricchezza mondiale?

 

Inoltre vi è anche da dire che il potere è in grado di regalare anche un illusorio senso di rivalsa.

Se da piccoli abbiamo subito l’autorità di qualcuno che ci ha fatto soffrire, ora che siamo al potere possiamo vendicarci dei torti subiti.

 

Qui il problema qual è?

E’ che la sete di vendetta non si può esaurire dal momento che viene scaricata su bersagli che in realtà non hanno nulla a che fare con la nostra sofferenza che si è originata durante l’infanzia.

 

La rivalsa si può osservare anche all’interno di certi ambienti aziendali in cui le relazioni non sono altro che il riflesso di relazioni familiari distorte.

 

Ed è così che un responsabile può scaricare la propria insoddisfazione e collera repressa sul personale a lui “sottostante”.

E questi atteggiamenti vengono normalmente accettati e condivisi, anche se nella realtà rappresentano episodi di violenza psicologica (troppo spesso non riconosciuta ed accettata).

 

Per cui nelle aziende possiamo ritrovare con facilità dinamiche relazionali di tipo genitori-figli, basati sulla critica,l’accusa ed il giudizio.

 

Il tessuto sociale ed economico è quindi caratterizzato da una molteplicità di dinamiche psicologiche non risolte che, in quanto tali, tendono a perpetuarsi fino al giorno in cui condurranno all’esasperazione della gente che non sopporterà più la tensione.

 

La necessità di colmare con frequenza il vuoto interiore ( attraverso il potere, il denaro e il consumo) impedisce alle persone di dirigere l’attenzione verso gli effetti di lungo termine delle loro scelte, sia che riguardino loro, ma soprattutto gli altri. E’ come se queste persone fossero sequestrate da un’emotività che necessita sempre di nutrimento in maniera ripetuta nel tempo.

 

Questa fame emotiva, essendo particolarmente sensibile alla questione della sopravvivenza, conduce inevitabilmente a pesanti dinamiche di attaccamento o identificazione.

Con cosa?

Soprattutto con gli oggetti e con i ruoli ricoperti all’interno della società.

 

Sarà più facile comprendere la trattazione avvalendosi di alcuni esempi pratici.

 

In particolare molte persone che utilizzano come meccanismo di compensazione l’accumulazione di denaro, vivono parallelamente forti dinamiche di attaccamento con esso.

Ragion per cui non è raro trovare soggetti che sperimentano costantemente la paura di perdere le somme accumulate anche laddove esse siano così ampie da non far presagire nessun pericolo reale di  povertà.

In questo esempio è come se il denaro fosse diventato un prolungamento della loro identità.

Per cui: “se qualcuno mi toglie qualcosa è come se mi stesse toccando sulla pelle viva.”

In questa lotta sottile e subdola per la sopravvivenza, il nostro atteggiamento non potrà essere altro che cercare di accumulare il più possibile, anche a scapito degli altri.

In questo processo vengono a mancare totalmente delle valutazioni razionali in grado di spostare l’orizzonte al lungo periodo (valutazioni che implicano anche un attenzione al vissuto di altre persone che potrebbero venir danneggiate).

Si è troppo sequestrati da dinamiche di sopravvivenza per poter pensare a quella degli altri. Ed i risultati sono quelli osservabili da tutti.

 

  • Polarizzazione della ricchezza
  • Riduzione costante dei salari e incremento delle quote profitto
  • Incapacità di rendersi conto dei danni che si creano alle persone attraverso determinate scelte di politica economica.

 

La nostra storia era partita da lontano, quando abbiamo parlato di bambini che per adattarsi a certi ambienti hanno dovuto mettere da parte le proprie emozioni, alterando così anche il contatto con la realtà.

Questi bambini, una volta adulti,  per ragioni di sopravvivenza, hanno adottato meccanismi compensativi tali da poter colmare un baratro emotivo legato soprattutto al non sentire il proprio valore personale.

Aggregando le due dinamiche i risultati possono estendersi anche ad altri effetti come, ad esempio, l’incapacità di creare relazioni armoniche fondate su una sintonizzazione di  reciproca comprensione.

L’ovvio risultato è un crescente manifestarsi di separazioni tra gli individui che diventano nuclei sempre più piccoli, isolati ed in competizione tra loro.

 

E allora come si può interrompere queste dinamiche così interconnesse? Puntando sull’intelligenza emotiva (I.E).

L’ I.E porta con sé dei presupposti fondamentali e che possono essere sintetizzati nei seguenti punti.

 

  • Siamo individui che provano emozioni e questo è un fatto naturale. Per definizione, quindi,il rapporto con le emozioni deve essere coltivato e non interrotto (attraverso la repressione) affinché possano esprimersi in maniera funzionale ed appropriata nelle diverse situazioni.

 

  • Esiste una stretta correlazione tra emozioni e valore personale. Se le mie emozioni vengono accettate nell’ambiente in cui cresco non finirò per pensare di essere strano o sbagliato. Verranno quindi meno dinamiche di giudizio e risulterà più facile rimanere in contatto con il mio vissuto emotivo. Se mi posso fidare di esso, vuol dire che posso fidarmi della mia natura, senza necessariamente dover dipendere da quello che gli altri penseranno di me. (la loro accettazione e riconoscimento non sarà un presupposto fondamentale per la mia sopravvivenza)

 

  • La condivisione e la comprensione delle emozioni sta alla base delle relazioni e quindi anche della nostra capacità di collaborare con gli altri. Se riesco a comprendere come ti senti, si crea inevitabilmente un ponte che ci unisce e che spiana la strada per il manifestarsi di uno scambio di valore, completamente opposto alle dinamiche di separazione che si nutrono dell’incomprensione emotiva reciproca.

 

  • Quando abbiamo consapevolezza del nostro valore personale siamo inevitabilmente al di là di meccanismi di giudizio e di critica interna che provocano continue sensazioni di inadeguatezza. In tale contesto possono manifestarsi così le qualità essenziali dell’essere umano: l’Amore, la Gentilezza, l’entusiasmo, la solidarietà, la gratitudine, la passione e la compassione. Queste qualità costituiscono una sorta di sole interiore in grado di produrre energia dall’interno. Più sperimentiamo nella quotidianità queste sensazioni più si crea un’eccedenza dentro di noi che può essere donata agli altri. Gli effetti di questa eccedenza sono in grado di ribaltare anche gli scenari di natura economica all’interno della società. Se prima ero mosso dalla necessità di nutrirmi a scapito di altri (come le logiche di massimizzazione del profitto di breve periodo), ora le mie azioni sono guidate dall’intento di creare valore nella vita delle persone, e pertanto sono azioni guidate dall’Amore e quindi dal Cuore. Non essendo più la paura la protagonista indiscussa del nostro vissuto, anche le scelte economiche si modificheranno. Ad esempio potremmo non provare più alcuna paura nel partecipare alla vita economica della società, facendo in modo che l’economia possa circolare in maniera fluida e non sia più contratta dal peso di aspettative negative circa il futuro. Anche la qualità dei nostri consumi potrebbe cambiare. Infatti potremmo decidere di pagare di più per determinati prodotti poiché ne riconosciamo la qualità (prodotti agricoli locali biologici, artigianali, etc) riducendo il consumo di tutto ciò che non apporta valore nelle nostre vite (cibo spazzatura, prodotti ottenuti con materiali di scarsa qualità o semplicemente oggetti che acquistavamo per compensare un vuoto interiore).

Per consentire questo passaggio da un mondo povero, in un senso ampio del termine, ad uno ricco, occorre che la nostra cultura, a partire dalla scuola, riconosca l’importanza dell’intelligenza emotiva. E i motivi sono riassumibili in due semplici punti:

 

  1. Un rapporto sano con le emozioni favorisce lo sviluppo di individui sani ed equilibrati che sono in grado di trovare un ottimo bilanciamento tra la testa ed il cuore, tra la dimensione del piacere e quello dell’impegno.
  2. Individui che hanno un contatto sano con le proprie emozioni sono quelli che riescono maggiormente ad entrare in sintonizzazione con gli altri, creando relazioni solide, armoniose e durature. A livello sociale, questo significa che può prendere sempre più spazio la collaborazione, in sostituzione alla competizione senza scrupoli. A livello macroeconomico questo si potrà tradurre, a sua volta, in una maggiore eguaglianza circa la distribuzione della ricchezza prodotta.


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