Intelligenza Emotiva in Pratica. Il caso (risolto) di Laura e della sua Paura di parlare in pubblico

Riportiamo qui il contenuto emerso nel corso di una sessione individuale da noi condotta utilizzando tecniche di Coaching e di Psicologia Energetica (Emotional Freedom Techinque – Integrata. Link di approfondimento in fondo all’articolo).

La protagonista di questa Storia è Laura. Il lettore vedrà sotto riportato il dialogo tra la donna, che verrà rappresenta con l’iniziale del nome “L” e il conduttore della sessione (“C”).

Laura è una donna manager di successo molto apprezzata all’interno dell’azienda per cui lavora. Le è stato affidato il compito di curare l’aspetto formativo del personale d’ufficio per informarlo circa le ultime novità aziendali. Si trattava di un incarico completamente nuovo che l’avrebbe vista condurre corsi di formazione al personale interno.

Dopo l’euforia iniziale, Laura incomincia a mettersi al lavoro e all’inizio le cose sembrano filare per il verso giusto. Tuttavia, dopo alcuni giorni, incomincia a provare una forte agitazione e la racconta durante la sessione.

C: “Che cosa ti preoccupa maggiormente, Laura?”.

L:”Continuo a pensare che durante la mia esposizione farò delle gaffes e le persone mi derideranno. Ed è per questo che mi sento spesso fortemente agitata”.

C: “Se chiudi gli occhi e ti connetti con questa agitazione, dove la percepisci nel corpo’”.

L:” Sento un forte pressione al petto”.

 

C: “Ok, rimanendo in contatto con questa sensazione esplora nel tuo spazio personale e cerca di notare che che cosa attiva questa reazione”.

L: “Mi vedo da fuori, a parlare al pubblico accanto alla scrivania un po’ impacciata. E poi sento il vociferare delle persone che mi prendono in giro per la mia agitazione”.

Questa frase di Laura contiene spunti molto importanti che vale la pena analizzare.

  • Laura di Vede da fuori. Quindi c’è una prima fantasia legata all’immagine di sé stessa.
  • Riporta una seconda fantasia, questa volta di tipo uditivo, in cui percepisce il vociferare delle persone che la stanno ascoltando.

E’ quindi evidente che Laura si è creata un vero e proprio film mentale. A questo punto quindi sono emersi degli attivatori (e non è un caso che venga scritto “degli “ e non “gli” e più avanti si comprenderà il perché) che stanno alla base della sua agitazione.

C: “Quindi hai due tipi di percezioni: da un lato hai l’immagine di te stessa e successivamente o simultaneamente, hai una percezione di tipo uditivo (le voci). E’ corretto?

L: “Sì lo è”.

C: “Benissimo, rimani in contatto con queste percezioni. E ti chiedo: avverti più fastidio per l’immagine o per le voci delle persone?”.

L: “Le voci”.

C: “E dove le percepisci nel tuo spazio personale”.

L: ”accanto a me. Le sento provenire in particolar modo dalla mia sinistra”.

(Potrebbe non essere un caso dal momento che le nostre orecchie sono posizionate ai lati del nostro corpo)

C: “Che livello di stress ti suscitano su una scala che va da zero a 10?”.

L: “8”.

E’ evidente che le Fantasie di Laura attivano fortemente la sua emotività. Per questa ragione non riesce a mantenere la lucidità che le servirebbe per organizzare il suo lavoro.

C: ” Ho una prima frase per te. [ 1° Frase] e lascia agire questa frase”.

Laura incomincia a sbadigliare ed è evidente che qualcosa si sta muovendo dentro di lei. E’ possibile notare anche  strani movimenti involontari del suo corpo. E’ una dinamica ricorrente durante le sessioni. Del resto si sta smuovendo energia.

C: “Ho una seconda frase per te. [ 2° Frase] e lascia agire anche questa frase]”.

Laura incomincia a fare respiri profondi e il suo corpo tende a rilassarsi. Dopo alcuni minuti la sessione riprende.

C: “Ok, Laura. Ora nota cosa è accaduto nel tuo spazio personale in riferimento alle voci. Cosa noti?”.

L: “Non le sento più”.

C: “Il livello di stress?.

L: ”5 ed è legato all’immagine di me stessa, però”.

Quindi le vengono fornite ulteriori frasi sull’immagine

C: “Cosa noti?”.

L: “Le percezioni di prima sono sparite ma ora è emerso un ricordo”.

C: “Dimmi di più”.

L: ”Ci sono io da piccola mentre frequentavo le scuole elementari. Era una giornata in cui la maestra voleva che andassi alla lavagna per rispondere a qualche domanda. Io però non me la sentii e incominciai a piangere per il timore di essere sgridata. Cosa che puntualmente accadde poiché la maestra mi umiliò davanti a tutta la classe dandomi della bambina “piagnona”.

C: “Ti vedi da fuori o stai percependo la scena con i tuoi occhi?”

L: “Mi vedo da fuori”.

Elemento rilevante che sottolinea una dinamica dissociativa (estraniarsi da sé e quindi dal momento presente). Infatti il fatto di vedersi da fuori, in qualche modo, fa si che non ci sia un contatto diretto con la sofferenza provata all’epoca.

C: “Mi descrivi quello che è emerso?”.

L: “Mi vedo di spalle e di fronte a me c’è il volto dell’insegnante arrabbiata”.

C: “Che livello di stress ti suscita sulla scala da zero a 10?”.

L:”7”.

C: “Ho una frase per te”.

Viene così eseguita la procedura delle frasi sull’immagine emersa

C: “Cosa noti?”.

L: “Mi sento più agitata e all’improvviso vedo la scena con i miei occhi. Lo stress è salito a 9”.

Questo c’era da aspettarselo visto che la frase ha agito su una forma di dissociazione che ha spinto Laura ad entrare in contatto con la propria  sofferenza del momento (che aveva raffreddato estraniandosi da se stessa.)

C: “Ok, ho una frase per te”.

Viene così eseguita la procedura sulla nuova percezione. Nel corso della procedura si notano molti movimenti oculari. Normalissimi in quanto simbolo di un processo di elaborazione in atto.

C: “Cosa è accaduto ora?”.

L: “L’immagine si è allontanata e il livello di stress è sceso a 7. Però sento di provare una forte rabbia nei suoi confronti (dell’insegnante). Poteva evitare di fare quello che ha fatto”.

Questa frase è molto importante perché fa emergere un nuovo attivatore: ossia la fantasia che l’insegnante potesse adottare un comportamento diverso da quello che ha adottato.

C: “ Cosa avresti voluto che accadesse o non accadesse?”.

L:”Avrei voluto che comprendesse il mio disagio”.

C: “Ho una frase per te.”

Si lavora in questo caso sulla fantasia per cui l’insegnante dovesse in qualche modo comprenderla. Questa fantasia entra in conflitto con la realtà e impedisce a Laura di accettare ciò che è stato. Dopo l’ultima frase compare un bellissimo sorriso sul suo volto.

C: “Cosa è accaduto?.”

L: ”L’immagine della maestra è sparita”.

C: “Finalmente sei riuscita a farla fuori !“(ride).

L: [ridendo] “mi sento benissimo e molto tranquilla. Non sento più alcuno stress”.

C: “E che mi dici della maestra insensibile?”.

L: “E’ successo e basta. Avrà avuto le sue ragioni per comportarsi così. A me non mi interessano più”.

C: “Mi sembra positiva come cosa. Però hai ancora una spada di Damocle sulla testa, ricordi?”

Qui viene effettuato un test per verificare se sia cambiata la prospettiva circa l’evento futuro.

L: “La mia performance? [ sorridendo]”.

C: “Sì”.

L: “Se ci penso, mi sento più tranquilla. Per me è la prima esperienza nell’ambito formativo ma credo di poter affrontare la sfida con serenità. Del resto amo il mio lavoro e ho intenzione di divertirmi quando parlerò alle persone.”

C: ”Si ma ti passerà la voglia quando rideranno di te”

Anche qui è in atto la fase di test avvalendosi di uno strumento potentissimo che è la provocazione (utilizzata con apertura di cuore). [Le voci immaginate, infatti, prima la turbavano].

L: ”Certo non sarebbe piacevole ma non sarebbe comunque un problema mio. Io sarò lì per loro e se loro non lo capiranno, pazienza”.

C: “Mi sembra una buona prospettiva con cui partire” [ sorriso].

E’ evidente quindi come le risposte che Laura arriva a dare siano quelle di una persona adulta e consapevole del suo potenziale ed anche di quelli che potrebbero essere i suoi limiti. Ora riesce ad utilizzare la sua parte razionale per modulare il suo timore di parlare in pubblico. (Non è più sequestrata dalla sua Paura).

Ma cerchiamo di fare un riepilogo per meglio comprendere ciò che era accaduto.

  • Era chiaramente emersa una reazione emotiva significativa e occorreva comprendere quale fossero gli attivatori. Per questa ragione venne posta la domanda: “ Che cosa ti preoccupa maggiormente, Laura?” Rispose dicendo che continuava ad immaginarsi che la sua performance sarebbe stata un totale disastro. Chiedendole di raccontare maggiori dettagli circa la scena che stava immaginando, Laura rispose di vedersi da fuori (Immagine – Fantasia), vicino alla scrivania, totalmente impacciata e derisa dalle persone che erano lì per ascoltarla (Percezione auditiva – Fantasia).

Era evidente quindi che Laura stava reagendo a delle fantasie specifiche che rappresentavano due attivatori della sua risposta emotiva. Invitandola a chiudere gli occhi, le venne chiesto di notare dove percepisse queste due percezioni nel suo spazio personale. Da quel momento è iniziato il processo di risoluzione attraverso l’utilizzo delle Frasi.

 

  • Dalla sessione sono emersi altri attivatori che contribuivano a scatenare tutta l’angoscia che Laura provava all’idea di parlare in pubblico:

 

  • L’immagine dissociata di quando era bambina (Ricordo)
  • L’Immagine associata (Ricordo)
  • Il pensiero che l’Insegnate avrebbe potuto comprenderla (Fantasia)

 

L’esempio citato è la dimostrazione che il cervello effettua un confronto associativo, mettendo in relazione qualcosa che stiamo vivendo, o che dovremo vivere (come nel caso di Laura), con esperienze del passato. Se esistono dei punti in comune e vengono rilevati elementi di pericolo, il nostro cervello emotivo suona l’allarme, mettendo l’organismo in uno stato d’allerta.

Tale condizione è in un certo senso funzionale poiché ci consentirebbe di evitare nuovamente qualsiasi tipo di sofferenza ma, talvolta, si rivela limitante. Perché?  Perché ora Laura non è più una bambina indifesa ma è una persona adulta che può adottare delle strategie per gestire l’ambiente senza subirlo necessariamente. Affrontare la sfida le permetterà di andare avanti nel suo percorso di vita e di conoscere con maggior precisione tutto il suo potenziale ed anche i suoi limiti. Attraversare momenti di difficoltà è del resto indispensabile per la crescita personale e per il raggiungimento di un sempre crescente equilibrio psichico.

E’ solo così che sviluppiamo quella sensazione di poter gestire le diverse situazioni. E da ciò ne deriva la nostra tranquillità interiore.

Qui sotto trovi il link di approfondimento per comprendere le tecniche utilizzate.

Tecniche Energetiche: come liberare l’Energia cristallizzata nelle Memorie (e non solo)

 

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