Divide et Impera: Il potere delle Ideologie

E’ sempre la solita storia. L’irrefrenabile bisogno umano di incasellare una persona all’interno di uno schema preconfezionato, senza porsi la benché minima domanda basata sul singolo contesto.
La casella che va più di moda in questi anni è racchiusa nella parola complottismo, che si potrebbe definire come un enorme stanza mentale all’interno della quale finiscono tutti coloro che mettono in discussione lo status quo delle cose, proponendo visioni differenti rispetto a quelle che i tradizionali mezzi di comunicazione cercano di diffondere.


Tempo fa una dinamica simile avveniva quando qualcuno esponeva idee appartenenti per qualche motivo alla casella “Sinistra” (nel senso politico del termine) e allora veniva etichettato da molti come un “Comunista”.

Partiamo da un presupposto:

“Se tutti la pensassimo allo stesso modo non ci sarebbe alcuna crescita. “

Del resto è dall’attrito di due zolle che può sorgere una montagna. E dall’alto si possono vedere paesaggi mica male..

(Come spesso accade la natura ci offre spunti interessanti per apportare paragoni significativi)

La Funzionalità principale delle presenza di molte informazioni che si contraddicono a vicende è quella di poter far sorgere dei dubbi.

E’ grazie al dubbio che è possibile porsi delle domande ed effettuare delle ricerche più approfondite che possano condurre ad una presa di posizione meno aleatoria e più specifica, basata su una maggiore mole di dati che possono essere incrociati.

A volte fare questa operazione non risulta semplice giacché le fonti sono molteplici e, talvolta, poco attendibili.

E allora che fare?  A cosa aggrapparsi per rimanere a galla in questo mare di informazioni?

Una via funzionale è rappresentata dall’utilizzo del Buon senso.

Quest’ultimo possiamo definirlo come  l’insieme di valutazioni soggettive che consentono alle persone di esaminare una determinata circostanza sulla base di aspetti razionali ed  emotivi, utilizzando un orizzonte temporale ampio.

Il Buon senso nasce a partire dal pensiero critico (ossia un pensiero che si interroga sulle cose).

E a proposito, è possibile estrapolare una serie di domande che una persona dotata di buon senso spesso si pone:

  • Questa situazione, quali risultati sta producendo nella vita di tutti i giorni? E’ utile per la mia vita e per quella degli altri?
  • Quali sono i costi e le opportunità di lungo periodo di determinate scelte (personali, professionali e di politica economica)?
  • Come faccio a sapere che quello che dico è vero? Sto ripetendo a pappagallo qualcosa che qualcun altro ha detto?
  • Perché faccio quello che faccio tutti i giorni?

Queste sono solo alcune dei quesiti che una persona può porsi e che la possono condurre a scoprire realtà e scenari completamente nuovi.

Pare ovvio che una differenza di opinioni aiuti a favorire tale processo.

Dove mancano delle domande importanti, e quindi dove manca il Buon senso, dilagano le molteplici ideologie di natura religiosa, politica ed economica.

Come possiamo accorgerci di essere imbevuti di un’ideologia?

Semplicemente smettiamo di pensare e creiamo  s e p a r a z i o n i.

A livello neurofisiologico il cervello cerca sempre delle conferme, attraverso la cosiddetta attenzione selettiva, alle cose in cui crede.

E’ così difficile mettere in discussione il proprio sistema di credenze poiché si verifica un fenomeno chiamato Dissonanza cognitiva: quando un’informazione non trova risonanza con quello che noi sappiamo (o crediamo di sapere) si vive una sorta di disagio emotivo, venendosi così a creare una specie di terremoto interiore.

Quando, invece, le nostre idee, giuste o sbagliate che siano, vengono confermate, allora ci sentiamo rassicurati.

Dal momento che la nostra parte più ancestrale (quella animale) tende al mantenimento dell’equilibrio risulta semplice comprendere la natura di questa dinamica intrapsichica.

Ed è così che possiamo provare fastidio nel sentire che c’è qualcuno che la pensa diversamente da noi.

Quel qualcuno, anche se non ce ne accorgiamo consciamente, sta mettendo a repentaglio la nostra sopravvivenza poiché smuove il terreno su cui abbiamo fondato la nostra esistenza, e che è costituito dal nostro sistema di credenze.

In questo caso la parola chiave è Identificazione.

Identificazione con le cose in cui crediamo.

Se queste vacillano, anche la nostra sicurezza vacilla e ci sentiamo minacciati.

Tuttavia, è evidente che noi evolviamo grazie a questi terremoti interiori.

Già, perché se crolla la terra su cui poggiamo, siamo costretti a saltare.
Ed è lì che lasciamo il noto per l’ignoto.
E ciò spaventa, non vi è alcun dubbio. Ma questa è la vita.

Le ideologie e le separazioni che ne conseguono sono il principale strumento di controllo esercitabile sulle persone  per svariate ragioni.

In primo luogo se le persone smettono di porsi domande è ovvio che risulti davvero semplice manipolarle attraverso delle informazioni fornite in maniera massiva e ripetuta nel tempo (tempo necessario affinché entrino a far parte del loro sistema cognitivo dopo essere state digerite dal loro  corpo mentale).

Purtroppo da questo punto di vista entra in gioco anche un’altra dinamica che favorisce l’assorbimento delle forme pensiero trasmesse: l’Ipnosi.

A quanti di noi sarà capitato di essere davanti al televisore e di perdere completamente la consapevolezza del momento presente.

E’ come se la nostra attenzione venisse completamente risucchiata da quello che stavamo ascoltando ed osservando.
Magari qualcuno da un’altra stanza ci chiamava a gran voce ma noi non sentivamo perché ”eravamo assenti” e quindi non potevamo accorgerci di altri stimoli provenienti dall’ambiente che ci circondava.

In questo stato ipnotico le nostre barriere di difesa mentali (il famoso pensiero critico)  sono completamente abbassate e le informazioni possono arrivare al nostro inconscio con facilità.

Senza barriere, corriamo il rischio di ACCETTARE una mole di presupposizioni che non abbiamo messo in discussione.

Come entrano a far parte del nostro sistema? Attraverso le emozioni.

Guardate ad esempio i principali telefilm. Per tenerci incollati davanti alla tv è necessario che adottino delle tecniche di stimolazione dell’attenzione.

Una di queste si chiama: l’altalena emotiva.

Non a caso, infatti, durante la visione si alternano scene lente e tranquille ad altre molto veloci, dinamiche che incutono tensione o emozioni simili.

Si crea volontariamente suspense e ciò ci spinge a non cambiare canale al momento della pubblicità.

E in quest’ultima passano una serie di messaggi indiretti, difficili da cogliere,  che entrano direttamente nel nostro sistema senza incontrare nessun pensiero di difesa.

In secondo luogo se le persone sono separate non si accorgono del potere che scaturirebbe se decidessero di collaborare.

Questo è davvero un nodo cruciale che l’umanità fa fatica ad elaborare. Storicamente il potere è detenuto da una minoranza (basterà guardare i dati statistici di distribuzione della ricchezza mondiale per rendersene conto) che è in grado di esercitare una notevole forma di influenza sulle masse (che numericamente rappresentano la MAGGIORANZA).

Pare ovvio che per mantenere una posizione di importanza è fondamentale che questa maggioranza non si renda conto di essere tale. Altrimenti le dinamiche di potere potrebbero seriamente ribaltarsi.

Tutta la sovrastruttura culturale in occidente (o buona parte di essa) alimenta dinamiche di separazione.

Basterà riflettere alle dinamiche competitive che si respirano nelle scuole e negli ambienti sportivi. Per non parlare di quelle che si attuano sul posto di lavoro.

Altre separazioni avvengono nutrendo in un modo o nell’altro ideologie che possono riguardare l’alimentazione oppure il concetto di famiglia.

Nel primo caso possiamo notare l’insorgere di conflitti tra coloro che si definiscono carnivori e quelli che invece non fanno il benché minimo uso di di prodotti derivanti da animali (come ad esempio i vegani).
Stranamente “le fazioni” non si rendono conto che si tratta di scelte individuali che possono benissimo coesistere ed essere rispettate anche se non condivise.
In questo modo verrebbero meno tutta una serie di conflitti che fondamentalmente distraggono le persone dal riflettere su cose ben più importanti.
Se investiamo la nostra energia per dimostrare agli altri che abbiamo ragione e loro torto (che in realtà è una forma di auto convincimento), questa non può essere usata  per creare una realtà fondata sulla collaborazione ed il rispetto reciproco.
Per quanto riguarda la famiglia, invece, si potrebbe ragionare su alcune tendenze che caratterizzano la nostra società.
Vediamole insieme.

Tipicamente nasce una coppia che con il passare del tempo potrebbe tendere ad isolarsi e ridurre le occasioni di interazioni di contatto con altre persone ( la maggior parte delle volte ciò accade per accordi inconsci basati sulla paura dell’abbandono e del rifiuto).

Con il passare del tempo questa coppia potrebbe decidere di sposarsi e di acquistare una casa.

In questa casa (ad esempio un condominio) magari vi sono altre famiglie ma con esse potrebbe non esservi mai alcun tipo di relazione.

Spesso accadono dinamiche di conflitti tra condomini (quindi ulteriori separazioni) e la maggior parte delle volte esse nascono da meccanismi di giudizio del tutto gratuiti (“Ah guarda quello come va in giro vestito! Ma non si vergogna”).

I giudizi creano distanze e le possibilità di interazione si riducono drasticamente.
E allora come fare? Dove può trovarsi una chiave di risoluzione?

Beh la risposta l’avevo già proposta ma non mi stanco assolutamente di ripeterla: si chiama Buon senso.
E’ con il buon senso che possiamo valutare una circostanza senza cadere nel vortice delle generalizzazioni e quindi dei giudizi e delle ideologie.

E fondamentalmente esso ci permette di restare aperti a delle possibilità di cambiamento che diversamente non potremmo incontrare.

In questo senso allora non è forse corretto etichettare necessariamente come complottista una persona che dissente in maniera parziale o totale rispetto al “normale” modo di pensare.

E’ estremamente funzionale per la nostra evoluzione qualsiasi differenza di opinione dal momento che ci apre ad orizzonti nuovi e inesplorati.

Da questo punto di vista allora perché non porsi delle domande prima di arrivare in maniera affrettata a delle conclusioni?

Cosa può essere più funzionale per la nostra vita e per quella delle generazioni che verranno? Conflitti o Collaborazioni?

Ad ognuno le proprie valutazioni.
Forse potrebbe interessarti leggere anche l’articolo: “Come L’Intelligenza Emotiva salverà il Mondo”


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