RIPRENDI IL CONTROLLO

 

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LEGGI LA GUIDA E SCOPRI COME IL TUO SISTEMA DI CREDENZE DETERMINA LA VITA CHE STAI VIVENDO

 

Come ogni storia, partiamo dall’inizio, e vediamo come possiamo definire il concetto di Credenze.

Credo che la definizione più sintetica ed appropriata sia la seguente:

Le credenze sono tutte le valutazioni Inconsce che abbiamo di noi stessi e del mondo esterno.

Esempi: “non sono all’altezza”, “non ho le capacità”, “i ricchi sono viscidi”, “la ricchezza materiale è peccato”, etc..

Tutte  insieme creano la  mappa mentale che utilizziamo per orientarci nel mondo.

Come un navigatore stradale contiene al suo interno diverse tracciati percorribili, allo stesso modo il nostro cervello adotta programmi mentali ben definiti per gestire la realtà.

Questi programmi determinano i  vincoli e le opportunità che possiamo incontrare nella nostra vita.

Tuttavia, uno dei presupposti fondamentali che appartiene al mondo della Programmazione Neuro Linguistica, afferma che :

La mappa non è il territorio.

Che cosa significa esattamente?

Che quello in cui crediamo è solo un NOSTRO modo di pensare e non necessariamente rappresenta la realtà oggettiva.

Ma come nascono le credenze?

I modi con cui possono nascere sono molteplici e sintetizzabili così:

1.  Si apprendono per via  diretta

Che cosa vuol dire?

Vuol dire che nascono a seguito dell’esposizione a particolari messaggi trasmessi nel corso delle diverse interazioni che abbiamo negli  ambienti in cui cresciamo.

Attraverso gli scambi relazionali con le persone che frequentiamo (appartenenti alla famiglia, alla scuola, al gruppo dei pari, etc.), assorbiamo una serie di valutazioni che riguardano noi ed il mondo esterno.

Queste valutazioni vengono introiettate e vanno a costituire il nostro sistema di orientamento che utilizziamo per affrontare la vita di tutti i giorni.

Ad esempio, se sei cresciuto in una famiglia in cui non hanno fatto altro che dirti che sei un incapace, è naturale che tu finisca per crederci e per te la realtà sarà che: “Io sono incapace”.

 

Anche i Mass Media giocano un ruolo fondamentale.

In questo periodo, ad esempio,  attraverso la costante ripetizione dei messaggi negativi circa l’andamento dell’Economia, possiamo finire per essere programmati alla scarsità e alla povertà.

Come questo può accadere?

Semplicemente arrivando a credere a dei principi come: là fuori non ci sono possibilità; non avrò mai la possibilità di costruirmi un futuro; tanto ormai non c’è più niente da fare; è inutile che provo a creare la mia vita perché tanto non ci sono i soldi e le risorse adeguate ,e così via..

Ti suonano familiari, vero?

Bene, questo è il risultato di trovarsi esposti in maniera ripetitiva a determinati messaggi.

 

2.  Per via Indiretta

I casi che ti ho citato prima si riferiscono ad un tipo di comunicazione diretta. Ma anche la comunicazione indiretta gioca un ruolo fondamentale.

Anzi, talvolta è molto più subdola e difficile da osservare.

Vediamo anche qui un esempio: supponiamo che tu sia un bambino molto curioso e che abbia voglia di sperimentare un po’ di manualità.

Allora afferri un gioco, come ad esempio il lego, e incominci a guardare i singoli pezzettini colorati e cerchi di costruire una piccola automobile.

Fai diversi tentativi e ovviamente le prime opere di costruzione non si rivelano pari a quelle di un Ingegnere.

Ma per te non è un problema, anzi. Sei semplicemente contento di sperimentare.

Tuttavia, ad un certo punto, arriva un brillante adulto che guarda la tua creazioni e la valuta dicendoti: “ Stai cercando di costruire una mcchinina? Ti faccio vedere io come si fa!” (Indirettamente questo è un messaggio di sfiducia ).

Alcuni istanti dopo aver sentito queste frasi, sorge in te uno strano senso di inadeguatezza, et voilà!

Ecco che potrebbe nascere la valutazione:

“Se questa persona prende il mio posto è perché io non sono bravo abbastanza”.

Questa credenza è il frutto di un ragionamento logico basato su una consapevolezza limitata che tende a proiettare su di sé le origini della situazione (un bambino, infatti, non è ancora dotato di molti strumenti di elaborazione e le sue spiegazioni hanno una logica semplice, basata principalmente sul proprio senso di identità.

Pertanto egli finirà per attribuire su di sé la responsabilità del manifestarsi di alcune situazioni negative).

 

3. Per Trasmissione inconscia (collegamenti ai campi morfogenetici familiari ed extra familiari)

OK, a questo punto prendi un bel respiro e cerca di seguirmi.

Probabilmente non avrai mai sentito parlare di campi morfogenetici e quindi sarà mio compito cercare di spiegarteli in maniera semplice e diretta.

Essi sono stati teorizzati da Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico,  nelle sue opere: A New Science of Life (1981)  e The present f the past (1988).

L’interrogativo a cui Sheldrake cerca di rispondere è il seguente:

Come fa un determinato sistema, costituito da singoli elementi, a ordinarsi in maniera autonoma?

Per sistema si intende un aggregato di elementi: uno stormo di uccelli,  i cristalli, le nostre cellule, e così via.

 

 

Sheldrake risponde a questa domanda ipotizzando la presenza di una forza invisibile presente nel sistema,  responsabile dell’organizzazione, della struttura e della forma specifica del sistema stesso.

Questa forza invisibile è dotata di una memoria ben precisa, con cui i singoli elementi interagiscono e a cui sono collegati.

Ma non è finita qui.

Se è vero che ogni elemento eredita una memoria specifica, è anche vero che esso, come singolo, è in grado di influenzarla, andando a modificare le informazioni che ne fanno parte.

Ci sei ancora? Spero di sì.

Quindi, ad esempio, una famiglia o una determinata cultura, ha alle proprie spalle una memoria collettiva che influenza la vita delle persone che vi appartengono, ma è anche vero che ogni singolo individuo ha il potere di modificare le informazioni che caratterizzano quel particolare campo morfogenetico (per ovvie ragioni evolutive, altrimenti il mondo sarebbe sempre lo stesso).

E questo cosa ha che fare con le credenze?

Ha a che fare per il fatto che all’interno di ogni sistema familiare sono presenti traumi, paure e credenze che possono quindi trasmettersi da una generazione all’altra.

Come ho cercato di spiegarti prima ciò non rappresenta un destino ineluttabile dal momento che ogni singola persona è in grado di influenzare le informazioni presenti nell’inconscio collettivo del campo a cui è collegato.

Bene, a questo punto abbiamo visto la definizione di credenze e quali sono le modalità di genesi.

Vedremo ora come funziona il nostro cervello e quali sono i meccanismi correlati alle credenze stesse.

 

I MECCANISMI DEL CERVELLO E COME INFLUENZANO LA NOSTRA PERCEZIONE DELLA REALTA’

 

1. La generalizzazione

Devi sapere che i nostri sensi riescono a percepire una mole di informazioni davvero elevata.

I dati in entrata vengono elaborati e da essi ne traiamo delle conclusioni sintetiche.

Se ad esempio nel corso della nostra vita abbiamo visto solo cigni bianchi, finiremo per credere che tutti i cigni sono bianchi. Stiamo quindi chiaramente apportando una generalizzazione.

Ti basterà altresì pensare ai pregiudizi che si hanno nei confronti di una determinata cultura.

All’estero, ad esempio, puoi aver sentito dire: “ah sì, gli italiani sono mafiosi e mammoni!”.

Qual è il presupposto di questa frase? Che tutti gli italiani sono mafiosi e mammoni.

Per poterlo dire con certezza sarebbe necessario conoscere tutta la popolazione dell’Italia. Ma non credo che questa sia una possibilità reale..

 

2.    La cancellazione

ll secondo meccanismo è la cancellazione.

Se credo di essere un incapace, dal momento che il cervello tende al mantenimento della coerenza con ciò in cui crede, sarà difficile essere consapevoli delle proprie esperienze di successo.

Molte persone, ad esempio, pensano di non essere in grado di fare nulla e non si rendono conto che la loro quotidianità è fatta di piccole azioni che conducono a risultati positivi (concludere una giornata lavorativa, preparare un pranzo o una cena, andare a prendere i figli a scuola e passare del tempo con loro).

Forse starai pensando che gli esempi citati sono banalità.

E ti dimostro che non è così:

–        Se hai un lavoro, vuol dire che hai avuto un colloquio che ha avuto un esito positivo. Forse lo hai addirittura preparato ricercando informazioni sull’azienda e sulla posizione vacante. Probabilmente avrai anche pensato a quale abito indossare e alle cose da dire e non dire per raggiungere il tuo obiettivo.

–        Se hai una famiglia ed un lavoro, vuol dire che sei in grado di organizzare il tuo tempo (la colazione, portare i bambini a scuola, gestire l’agenda lavorativa, etc..)

–        Se hai un lavoro, una famiglia e sai essere totalmente indipendente dal punto di vista dell’alimentazione (cucinare) e dell’igiene personale (fare una lavatrice), ciò significa che hai capacità sopra alla media. Conosco persone molto in gamba  che non sanno farsi una lavatrice e non vanno oltre un piatto di pasta in bianco quando si tratta di cucinare.

–        Se ti occupi anche della spesa, probabilmente metterai in gioco certe altre abilità di ottimizzazione. E cioè: valuti cosa ti serve, compari i prezzi sfogliando i volantini pubblicitari, valuti la copertura settimanale della spesa che farai, cerchi di comprare cose che accontentano tutti i componenti famigliari, stili una lista scritta per non dimenticarti nulla e valuti quando sarà il momento migliore per andare al supermercato dopo aver fatto una valutazione di priorità in relazione ai tuoi impegni.

Bene, hai recepito il messaggio?

Ovviamente gli stessi esempi potrei farteli anche se tu fossi uno studente ed anche qualora  non avessi un lavoro.

Come faccio a saperlo? Perché sei qui! Perché stai leggendo queste parole e ciò significa che stai facendo qualcosa per cambiare.

Non dare per scontato che sia da tutti farlo. Non è così!

Non ti basta?

Allora posso dirti queste cose: sai che ci sono persone che non sanno neanche accendere un computer?

Sai che ci sono persone che sanno accendere il computer ma non sanno cosa sia internet?

Sai che ci sono persone che sanno utilizzare internet ma non sanno scaricare un file in download?

Dove voglio arrivare?

Voglio arrivare a dirti questo:

Non sei venuto al mondo sapendo fare tutto. Molte cose le hai dovute imparare, non senza qualche difficoltà, e ad oggi le fai con estrema semplicità, come se fossero del tutto naturali. Ma non lo sono!

Ogni giorno, quindi, sperimenti innumerevoli situazioni di successo. Il problema è che non te ne rendi conto! (non te ne rendi conto finché hai certe credenze..)

E voglio sottolineare anche un altro punto importante:

Il successo non si ha, si crea!

Si crea a partire da tante piccole azioni messe in successione una dopo l’altra.

Certo, è vero, molte cose le dobbiamo ancora imparare e all’inizio potrebbe non essere semplice.

Ma la verità è che tu quando sei venuto al mondo non sapevi camminare.

Ad un certo punto l’hai appreso!

Infatti, cadendo e rialzandoti hai sviluppato le condizioni per rimanere in piedi  da solo.

Ci siamo?

Detto ciò, se pensavi di non essere in grado di far nulla, a che ti riferivi? 🙂

 

3.  La Distorsione

 

 

La DISTORSIONE ci permette di elaborare le informazioni facendole aderire ad uno schema mentale già presente.

Esempio: prendiamo sempre il caso del pregiudizio verso gli italiani. Uno straniero con questo pregiudizio sente al telegiornale che un uomo italiano è entrato in una farmacia ed ha rubato dei farmaci costosissimi. E non viene detto nulla di più.

Che fare? Come spiegare quello che è successo?

La mente inconscia del protagonista del nostro esempio “pesca” tra i suoi schemi (o programmi),  e vede se trova qualcosa che può spiegare l’accaduto.

In questo caso il pregiudizio (cioè l’idea per cui italiani = mafiosi) entra in azione e la persona afferma: “Ecco! Quest’uomo appartiene a qualche gruppo mafioso e avrà rubato per il commercio illegale.

Così la convinzione è confermata e lo straniero si sente rasserenato poiché vive all’interno di una coerenza che lo fa sentire al sicuro.

Nei giorni successivi al telegiornale si riparla della notizia e si viene a scoprire che l’uomo ha rubato i medicinali non tanto per sé, quanto per salvare la vita ad una persona che non poteva più sostenere le spese mediche, dal momento che una grave malattia le impediva di lavorare e quindi di guadagnare le somme necessarie.

L’uomo pertanto non apparteneva a nessun gruppo mafioso!

(Non è mia intenzione qui fornire alcun tipo di giudizio di valore sul suo operato. E’ solo un esempio per facilitare la tua comprensione)

Che cosa sto cercando di dire?

Che la realtà può essere ben diversa rispetto a ciò che noi crediamo.

 

4.  L’Associazione

L’ultima meccanismo di cui ti parlerò è l’associazione.

Il cervello, basandosi sulle esperienze del passato, crea dei legami di significato tra le diverse informazioni che recepisce.

Ad Esempio:

Italiani => Mafiosi ;

Inno di Mameli => Mondiali di calcio => Estate => Vacanze =>…

Numero 46 = > Valentino Rossi => Tavullia

Come agisce questo meccanismo?

Supponiamo che per qualche strano motivo tu abbia deciso di diventare un ingegnere meccanico e che un bel giorno, sul posto di lavoro, il tuo responsabile ti chieda di preparare un  progetto per lo sviluppo di un motore che verrà installato sulle nuove auto aziendali da qui ad un paio d’anni.

A questo punto che succede?

La risposta è: dipende.

Dipende soprattutto dalle esperienze vissute in  passato. Se nel corso della tua infanzia hai vissuto esperienze simili a quelle del bambino che giocava con il lego,  allora quando inizierai a lavorare sul progetto, incomincerà a sorgere in te uno strano senso di inadeguatezza.

La sensazione nasce dal fatto che l’esperienza che stai vivendo ha dei punti in comune con il vissuto doloroso del passato.

Il cervello quindi effettua un confronto associativo tra ciò che accade con un determinato archivio di memorie, e può indurre l’organismo in uno stato di allerta.

Lo fa per tenerci lontano dal provare nuovamente una certa sofferenza.

E’ come se dicesse: “ Questa situazione l’hai già vissuta e purtroppo ti ha fatto male. Non vorrai mica riviverla anche oggi?!”

Ora che abbiamo definito le credenze ed i meccanismi che ne stanno alla base, voglio parlarti delle loro caratteristiche.

 

LE CARATTERISTICHE DELLE CREDENZE

1.    “Giocano a nascondino”

In primo luogo devi sapere che le convinzioni sono inconsce e sono molto difficili da osservare.

Tendenzialmente ci accorgiamo della loro presenza dai risultati tangibili che otteniamo nella nostra quotidianità.

Molto spesso questi risultati ci portano a provare un’intensa sofferenza ed è proprio questa sofferenza che ci spinge a voler far emergere i nostri contenuti inconsci.

Supponiamo che tu abbia deciso di cambiare vita e cerchi disperatamente di iniziare a fare qualcosa di nuovo (ad esempio aprire una tua attività). All’inizio hai molta energia e sei entusiasta delle novità.

Tuttavia dopo qualche giorno la motivazione cala e incominci a sentire il peso di una certa emotività che ti tira giù.

E’ come se ci fosse qualche zavorra che ti impedisce di andare avanti.

Queste zavorre si comportano come degli elastici e quindi, a mano a mano che ti muovi verso una nuova direzione, avverti la resistenza aumentare, fino al punto in cui la forza esercitata è così forte che vieni riportato(a) nella situazione iniziale (situazione da cui ti volevi allontanare).

In quelle circostanze maturi la consapevolezza di avere qualcosa che ti sta bloccando e cerchi aiuto.

Così, ipoteticamente, richiedi di svolgere una sessione individuale con un esperto e nel corso del tempo diventi consapevole di qualche credenza che ti ostacola, e che risulta essere in conflitto rispetto alla nuova direzione che vorresti dare alla tua vita (tecnicamente si dice che stai vivendo un conflitto interiore).

Probabilmente arriverai a scoprire che queste credenze hanno avuto  un origine ben precisa e che la tua coscienza aveva rimosso alcuni avvenimenti dolorosi del passato.

Quando questi eventi emergono alla coscienza si ha l’occasione (con l’ausilio di una persona esperta) di rielaborare situazioni che per noi sono state molto intense emotivamente.

Tale rielaborazione può condurre alla possibilità di esprimere finalmente  la propria intenzione di voler lasciare andare le zavorre che fino ad oggi ci hanno bloccato.

 

 

2. Cercano di sopravvivere come qualsiasi altro essere vivente

Sì, hai capito bene, le credenze cercano di sopravvivere e per farlo si autoalimentano.

In che modo?

Cercando continuamente conferme per garantirsi l’esistenza.

Ricordi il meccanismo della distorsione?

Attraverso una certa attenzione selettiva, il focus della nostra attenzione viene posto su tutto ciò che può confermare i nostri programmi mentali.

Esempio: se hai la credenza di non valere abbastanza, il cervello cercherà conferme per dimostrare che l’affermazione che la caratterizza è vera.

E forse ti starai chiedendo: e perché mai ce le teniamo così strette queste benedette credenze? Perché non le lasciamo andare con facilità?

Per un motivo molto semplice.

Come ti dicevo prima, esse nascono in un momento ben preciso.

Spesso questo momento è molto doloroso, e la credenza che ne deriva ha la funzione di tenerci lontano dalla possibilità di rivivere il dolore che abbiamo sperimentato in quegli istanti di vita.

Se ad esempio credo di non valere abbastanza, è evidente che non intraprenderò una serie di azioni che potrebbero espormi al rischio di avvertire nuovamente un disagio emotivo rilevante, simile a quello già provato in passato.

 

 

Esiste anche un secondo motivo. Come ti dicevo in precedenza, il nostro cervello cerca di mantenere una certa coerenza.

Questa coerenza ci permette di restare in una zona che percepiamo come sicura (non a caso si parla di zona di comfort).

 

Sarà capitato anche a te di percorrere sempre la stessa strada per raggiungere una certa destinazione.

E ciò è del tutto normale. Ciò che conosciamo ci rassicura.

Tuttavia se un bel giorno dovessero decidere di rifare tutte le strade probabilmente ti sentiresti un po’ a disagio. Infatti non sapresti più da che parte girare per raggiungere la tua destinazione.

Ebbene, tale stato viene indotto da una dinamica ben precisa che si chiama : dissonanza cognitiva.

Come funziona?

Provo a spiegartelo così:

Tutto ciò che entra in contrasto con quello in cui credo mi fa sentire a disagio e quindi, inizialmente, tendo a respingerlo. Il motivo è molto semplice. Se le mie scelte sono state adottate sulla base di specifici programmi mentali, quando questi vengono messi in discussione, vuol dire  che inizia a traballare il terreno su cui ho fondato la mia esistenza.

E questo può spaventare, non trovi?

Se le cose che conosco mi rassicurano è perché  l’ignoto mi spaventa.

 

4.    Possono essere funzionali o disfunzionali

Le credenze possono essere funzionali per raggiungere i nostri obiettivi oppure no. In questo secondo caso, appunto, si parla di credenze disfunzionali e limitanti. Tutti gli esempi che ho fatto sino ad’ora si riferiscono a questa tipologia.

Ma, attenzione!

Anche alcune convinzioni espresse in positivo possono rivelarsi disfunzionali.

Esempi: sono la persona più intelligente tra tutte quelle che conosco; sono forte; sono bravo.

Lo so, quanto appena affermato entra in conflitto con quello che dicono alcuni guru del pensiero positivo. Ma presta ben attenzione e cerca di essere obiettivo(a).

Dire “io sono forte”  che significato ha?

Forte rispetto a cosa o rispetto a chi?

E quando ti senti con poca energia? Che cosa fai?

Queste affermazioni non hanno alcuna attinenza con la realtà.

Per te ha più senso ed è più funzionale dire “io sono forte “ oppure “io ho le risorse per poter gestire questa situazione”?

Io voto la secondo, e tu?

Perché?

Perché se succede di sentirmi debole, cosa faccio? Non posso mica aggrapparmi al pensiero “io sono forte” se in quel momento non lo sono!

Però posso pensare: “ok, in questo momento mi sento fragile e accolgo questo stato. So anche che posso fare qualcosa per gestire questa situazione.”

Et voilà, la situazione può cambiare.

Mi hai seguito? Ottimo! Sono molto contento.

Perché le credenze  possono essere funzionali o disfunzionali?

Per un semplice motivo:

a)    le credenze determinano la qualità dei tuoi pensieri;

b)    la qualità dei tuoi pensieri determina la qualità delle tue emozioni;

c)     la qualità delle tue emozioni determina la qualità delle tue azioni;

d)     la qualità delle tue azioni determina la qualità dei risultati che puoi raggiungere.

E’ tutto chiaro? Spero proprio di sì!

Ora è arrivato il momento di capire come fare per individuare i nostri programmi mentali.

Sei pronto(a)? Allora allaccia le cinture perché il viaggio sarà molto intenso (a volte potresti avvertire qualche turbolenza, ma non temere!).

Quello che stai per fare è un lavoro molto molto importante.

Sai che cosa fa la maggior parte delle persone? Non ci mette il giusto impegno e adotta un comportamento superficiale. E alla fine cosa ottiene? Nulla.

Non commettere anche tu questo errore.

E’ necessario che tu ti prenda del tempo per effettuare i test sottostanti.

Stiamo parlando della tua vita, mica di noccioline. Sei d’accordo?

Allora incominciamo seriamente!

Se hai la possibilità stampa questo documento. Così avrai tutto il materiale ben organizzato

Se non puoi stampare prendi dei fogli bianchi ed una penna per rispondere alle domande che troverai qui sotto.

Ah! Un ultimo suggerimento. Sii onesto(a). Questo materiale rimarrà a te e serve per trasformare la tua vita.

 

COACHING SULLE CONVINZIONI – IDENTIFICA LE TUE CREDENZE

 

Esercizio 1. Rispondi alle seguenti domande.

1)    Quali sono i difetti che credi di avere?

 

2) Quali sono i difetti che gli altri trovano in te? (Molto probabilmente queste valutazione le hai fatte tue)

 

 

3) Quali sono le caratteristiche negative che i genitori si attribuiscono (o attribuivano) su di sé? (Certe convinzioni sull’identità si trasmettono di generazione in generazione. Ciò che riguarda loro potrebbe riguardare anche te)

 

 

4) Cosa pensavano/pensano i tuoi genitori riguardo la vita, le relazioni, il lavoro e il denaro? (Certe convinzioni si trasmettono di generazione in generazione. Ciò che riguarda loro potrebbe riguardare anche te.)

 

 

5) Cosa pensavano/pensano i tuoi genitori riguardo alle persone in generale?

 

 

6) Cosa pensi tu della maggior parte delle persone?

 

 

7) Quali sono le critiche che hanno sempre mosso sulla TUA persona? Elencale tutte pensando ad ogni singolo componente della famiglia e non (padre, madre, nonno, nonna, zio, zia, fratelli, sorelle, amici, fidanzati, coniugi, etc.)

 

 

Esercizio 2. Chiudi gli occhi e pronuncia ognuna delle seguenti frasi che trovi qui sotto. Mantieni uno stato di osservazione interiore e presta attenzione ai messaggi che la tua mente profonda ti invia (in gergo si chiamano fanalini di coda). Quando non senti tua una frase significa che hai la convinzione contraria.

Esempio: leggi la prima frase (sono una persona che vale). Chiudi gli occhi e pronunciala a voce alta. Osserva quello che accade. La mente potrebbe dire “si certo, come no! Non vali nulla “. Ecco che hai identificato una tua convinzione limitante (non valgo nulla) e la puoi scrivere nello spazio bianco.

 

 Sono una persona ha delle risorse

 

 Sono una persona unica

 

 Sono una persona che ha dei talenti

 

 Ho il diritto di coltivarli

 

 Ho il diritto di vivere la vita che più mi piace

 

 Mi posso accettare così come sono

 

 Non ho difetti (se la mente dice “oh! “, indicali)

 

 Ho il diritto ad essere felice

 

 Merito la felicità

 

 Merito il successo personale

 

 Posso gestire le situazioni difficili

 

 Ho il diritto di dire la mia

 

 Ho il diritto ad occupare il mio spazio in questo mondo

 

 Posso concedermi prima il piacere e poi il dovere

 

 Ho un buon rapporto con la sessualità

 

 Ci sono persone che mi rispettano

 

 Sono convinto che sia possibile l’auto guarigione

 

 Sono una persona che merita la felicità

 

 Posso esprimere le mie emozioni

 

 Le mie emozioni non sono pericolose

 

 Le mie emozioni non mettono a rischio le mie relazioni

 

 Gli altri mi possono accettare per quello che sono

 

 Merito l’abbondanza

 

 Merito di essere ricco

 

 Merito di essere amato

 

 Merito di vivere con gioia

 

 Merito di essere ascoltato

 

 Merito di essere rilassato

 

 Merito di essere consapevole

 

 Mi fido del mio intuito

 

 Mi fido delle mie decisioni e dei miei sentimenti

 

 Posso liberarmi dalle dipendenze

 

Esercizio 3. LA TECNICA DELLA RISONANZA – DA ZERO A TRE – QUANTO RISUONA?
Sbarra il punteggio da zero a tre a seconda di come percepisci familiare e intensa una determinata convinzione limitante.

 

Non ho le risorse per generare un cambiamento nella mia vita – 0 1 2 3

Non ho competenze sufficienti – 0 1 2 3

Solo se sono esperto posso iniziare qualcosa – 0 1 2 3

Gli altri non possono apprezzarmi per quello che sono – 0 1 2 3

Il mio benessere è al secondo posto: prima quello degli altri – 0 1 2 3

Non ho una mia dignità – 0 1 2 3

Non sono bravo a fare nulla – 0 1 2 3

Ogni volta che provo a fare qualcosa sbaglio – 0 1 2 3

Non riesco a gestire il mio denaro – 0 1 2 3

Sono un perdente – 0 1 2 3

Se avrò successo gli altri mi giudicheranno – 0 1 2 3

Non potrò mai ottenere un buon lavoro – 0 1 2 3

Il mio conto in banca sarà sempre basso – 0 1 2 3

Se ho troppi soldi la situazione può sfuggirmi di mano – 0 1 2 3

Se avrò tanti soldi diventerò avaro – 0 1 2 3

Non potrò mai ottenere un buon lavoro – 0 1 2 3

Sono sempre in debito – 0 1 2 3

Non sarò mai in grado di creare ricchezza – 0 1 2 3

Mi sento troppo stupido per poter avere successo – 0 1 2 3

Non ho abbastanza titoli accademici – 0 1 2 3

Ricchi si nasce, non si diventa – 0 1 2 3

Se divento ricco, i miei parenti e amici cominceranno ad avere pretese – 0 1 2 3

Si può diventare ricchi solo con il duro lavoro – 0 1 2 3

Essere ricchi è difficile – 0 1 2 3

Odio pagare le bollette e le tasse – 0 1 2 3

Avere Tanti soldi significa aumentare i miei impegni e quindi la mia libertà sarà compromessa – 0 1 2 3

Il mio destino è avverso e non potrò mai cambiarlo – 0 1 2 3

Non posso fidarmi del mio intuito – 0 1 2 3

Non mi fido delle mie decisioni – 0 1 2 3

Non sono capace di pensare a soluzioni creative – 0 1 2 3

La mia creatività è nulla – 0 1 2 3

Non posso fare quello che amo – 0 1 2 3

Fare quello che ami significa non guadagnare abbastanza – 0 1 2 3

Il denaro non è importante – 0 1 2 3

Si può diventare ricchi solo in modo disonesto – 0 1 2 3

La vita è solo fatta di doveri – 0 1 2 3

Chi si ferma è perduto – 0 1 2 3

I sogni sono utopia – 0 1 2 3

Mi sento sicuro ad essere povero – 0 1 2 3

I soldi sono sporchi – 0 1 2 3

Sono povero ma pulito – 0 1 2 3

Sono povero e quindi onesto – 0 1 2 3

Non c’è abbastanza ricchezza nel mondo – 0 1 2 3

Non posso fare nulla nei confronti dei poteri forti – 0 1 2 3

Non posso avere molto contemporaneamente – 0 1 2 3

Essere ricco significa dare soldi alle banche – 0 1 2 3

Il denaro non è spirituale – 0 1 2 3

È peccato avere molti soldi – 0 1 2 3

Spendere è facile, guadagnare è difficile – 0 1 2 3

Non ho abbastanza soldi per iniziare – 0 1 2 3

Per fare soldi servono soldi – 0 1 2 3

Chi è povero è povero per il karma – 0 1 2 3

I ricchi sono raramente felici – 0 1 2 3

È difficile avere più forme di entrata – 0 1 2 3

C’è un limite a quanto posso guadagnare – 0 1 2 3

È difficile trovare buone possibilità – 0 1 2 3

Grandioso! hai fatto dei passi davvero molto importanti! Congratulazioni.

Vediamo ora come quali strumenti puoi utilizzare per lavorare sulle credenze limitanti.

 

TRASFORMARE LE CREDENZE

Qui ti parlerò del Metamodello , uno strumento che gli esperti di programmazione Neuro Linguistica utilizzano per mettere in discussione le credenze limitanti dei propri clienti. Tu lo puoi utilizzare per trasformare le tue convinzioni. Te ne parlerò in maniera semplificata per facilitare la tua comprensione.

Questo strumento nasce dall’analisi linguistica effettuata durante sessioni di psicoterapia condotte dai principali esperti del settore (Milton Erikson e Virginia Satir).

Questi professionisti quando si relazionavano con le persone riuscivano ad ottenere risultati nettamente sopra la media. Il loro segreto?  L’utilizzo di un preciso registro linguistico.

Il meta modello  racchiude le principali strategie linguistiche adottate da questi psicoterapeuti nel corso delle sessioni che svolgevano con i loro pazienti.

Il meta modello si compone di domande specifiche e molto mirate.

Vediamo subito quali sono.

• Chi l’ha detto? Secondo chi?

Cosa succedeva nelle sessioni?

Un paziente ad esempio diceva: “io non sono intelligente”.

Il terapeuta allora lo interrogava chiedendogli: chi l’ha detto? Secondo chi? La persona rispondeva: “beh, secondo mia madre”.

Questa domanda serviva per far rendere conto al paziente che la credenza limitante non era una verità universale, ma un’opinione espressa da una persona in un determinata circostanza.

 

• Tutti? Mai? Sempre? Nessuno?

Tendiamo sempre a generalizzare, e molte volte, quando sbagliamo, tendiamo a dire: “non ne combino mai una giusta! “.

In questa frase, ad esempio, c’è un indicatore universale che sta alla base della generalizzazione (mai). Se viene ripetuto, sotto forma di domanda, mette un dubbio nella persona che lo ascolta. Il soggetto è quindi portato a rivalutare l’esperienza e a circoscriverla ad un determinato momento.

 

  • Cosa intendi per?

Questa domanda serve a riformulare una credenza. Ad esempio una persona dice: “non sono bravo abbastanza”. Ponendo la domanda la persona potrebbe rispondere: “penso di non avere abbastanza competenze”. Quindi siamo passati da una convinzione limitante sull’identità ad una valutazione più ampia che apre alla possibilità di adottare delle soluzioni mirate. Nell’esempio, se non mi sento abbastanza competente, posso pensare di continuare la mia formazione attraverso corsi, seminari e così via.

 

• Rispetto a chi, rispetto a cosa?

Quando esprimiamo un giudizio su noi stessi, dobbiamo tenere sempre a mente che è necessario rapportarci ad un parametro di riferimento. Ad esempio posso dire: “io sono brutto“. Le domande servono a far comprendere che non esiste un concetto universale di bruttezza e che tutto è relativo. Ponendo le domande un soggetto potrebbe rispondere “rispetto a Brad Pitt”.  A quel punto capirebbe che ha molti compagni di viaggio con cui potersi consolare. Questa è una battuta ma è per rendere l’idea.

 

• In che modo esattamente?

Esempio: una persona dice: “sono un fallito”. Allora la domanda potrebbe essere: In che modo esattamente ti senti un fallito? La persona allora risponde: “non riesco a raggiungere nessun risultato”. Ecco che è emersa un’altra credenza limitante e, se hai notato, è presente un indicatore universale (nessuno). A questo punto si possono utilizzare le altre domande viste in precedenza. Prima o poi, come vedi, le convinzioni vengono messe con le spalle al muro e sono destinate a collassare

 

• In che modo esattamente A causa B?

Esempio: in che modo esattamente il fatto che tu abbia sbagliato in passato significa che non riuscirai a farlo in futuro? Le risposte a queste domande possono svelare altre credenze limitanti, come nel caso di prima, oppure possono fare collassare una credenza in maniera diretta.

Magari la persona potrebbe rendersi conto che non necessariamente ciò che è accaduto in passato si ripresenterà anche in futuro. Anzi, gli errori che sono stati commessi prima possono essere utilizzati per migliorare la qualità delle azioni che verranno intraprese.

 

• Cosa ti impedisce di farlo?

Domanda chiave per identificare gli ostacoli che una persona percepisce di fronte alla possibilità di raggiungere un obiettivo.

 

• Cosa accadrebbe se ci riuscissi?

Questa domanda è molto importante. Sia perché può generare entusiasmo sia perché potrebbe far emergere paure nascoste derivanti da certi programmi mentali. Ad Esempio: se divento ricco, gli altri mi giudicheranno.

 

Ecco che hai imparato anche  tu ad utilizzare alcune domande davvero molto potenti. A questo punto, però, devo avvertirti di una cosa.

 

Utilizza le domande per interrogare le tue credenze e non quelle degli altri ( a meno che tu non sia un esperto della relazione d’aiuto)

 

Queste domande, infatti, possono produrre un elevato grado di fastidio per chi le ascolta. A livello professionale vengono utilizzate solamente dopo aver instaurato un forte rapporto di fiducia (alleanza di lavoro) con la persona che chiede aiuto.

Senza questa fiducia, le domande possono dare solo fastidio e creare innumerevoli contrasti.

Quindi, se non sei esperto, evita di utilizzarle come strumento per dimostrare che tu ne sai di più rispetto a qualcuno. Faresti solo danni. Fidati di me.

Compreso? Non dire che non ti avevo avvertito ;-).

Bene, a questo punto penserai che forse è arrivato il momento di salutarci.

Ma non è così.Vorrei dirti ancora una cosa.

Anzi, vorrei farti un regalo.

Sì, un regalo.

E’ il mio modo di ringraziarti per aver scelto di leggere questa guida e di premiare la tua reale intenzione di cambiare e di crescere.

Se così non fosse, non saresti arrivato a leggere queste parole.

Vuoi sapere di che si tratta?

Te lo spiego subito.

Prima, però, voglio farti tre semplici domande:

1)    Ci sono dei ricordi fastidiosi che ti tormentano e che ti fanno provare emozioni come rabbia, senso di colpa, vergogna o tristezza?

2)    Ti piacerebbe imparare una tecnica che ti consenta in maniera molto rapida di annullare il dolore associato a questi ricordi?

3)    Come potrebbe cambiare la tua vita se questa tecnica la potessi utilizzare oltre che sui ricordi, anche sulle credenze limitanti e persino sulle emozioni che reputi negative?

 

Se hai risposto:

1)    Sì

2)    Sì

3)    Cambierebbe drasticamente e la mia vita non sarebbe più la stessa

Allora è arrivato proprio il tuo momento.


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